
L’Abbazia di San Martino dei Bocci, comunemente ma impropriamente conosciuta come Certosa di Paradigna, è uno dei complessi monastici più affascinanti e ricchi di storia del parmense. Fondata nel 1298 su autorizzazione di papa Bonifacio VIII e affidata a monaci dell’abbazia cistercense di Chiaravalle della Colomba, l’abbazia sorge lungo l’antica strada che collegava Parma al fiume Po, in un tratto di pianura un tempo ricoperto da sterpaglie e rovi — da qui il nome “dei Bocci”, legato alla bonifica del territorio da parte dei monaci stessi.

Il complesso monastico, impostato secondo i canoni dell’architettura cistercense di matrice borgognona‑provenzale, si sviluppa attorno a una grande chiesa a pianta a croce latina con tre navate, coperture a volte a crociera e un maestoso tiburio ottagonale che domina il presbiterio—segni della grande qualità costruttiva e del ruolo spirituale che l’abbazia ebbe nel Medioevo.
Nel corso dei secoli successivi, l’abbazia fu ampliata e decorata, con contributi artistici di rilievo come gli affreschi del Cinquecento attribuiti a Cesare Baglione e Aurelio Gatti, che arricchiscono gli spazi sacri con motivi figurativi di grande interesse.
La sua storia attraversa il periodo napoleonico, quando la comunità monastica fu soppressa e i beni ecclesiastici furono riconvertiti a usi profani: l’edificio fu usato come guarnigione militare, fabbrica di conserve e deposito agricolo, finché non cadde in stato di abbandono.

A partire dagli anni Ottanta del Novecento è iniziato un importante restauro conservativo che ha riportato alla luce gran parte degli spazi monastici e della chiesa, restituendo all’edificio l’antica dignità. Dal 2007 l’Abbazia di San Martino dei Bocci ospita il Centro Studi e Archivio della Comunicazione (CSAC) dell’Università di Parma, un luogo di ricerca, conservazione e promozione del patrimonio culturale visivo e multimediale.

Oggi l’abbazia è non solo un importante monumento storico e architettonico, ma anche un simbolo della trasformazione culturale e sociale del territorio parmense: un ponte tra l’eredità monastica medievale, l’evoluzione artistica e la contemporaneità, che invita a riscoprire la profonda identità della zona di Paradigna e oltre.